The Archive Capsule: Bindu

24.11.2025 - 18.07.2026

Nella cosmologia e nella metafisica indiana, bindu (in sanscrito “punto” o “goccia”) indica il punto originario da cui ha inizio la manifestazione dell’universo. È concepito come un principio primordiale, una concentrazione infinitesimale di energia e coscienza da cui si espande il cosmo.

Nelle tradizioni tantriche e nello yoga, il bindu è il punto di unità tra il sé individuale (ātman) e la coscienza universale (brahman): una soglia in cui l’indifferenziato precede ogni forma. È spesso rappresentato come un punto al centro di un diagramma cosmico (come lo yantra), simbolo di origine, concentrazione e potenzialità.

In questo senso, il bindu è un concetto ontologico: il punto in cui tutto è ancora contenuto in forma latente prima di dispiegarsi nello spazio e nel tempo.

Ph. Giacomo Bianco

Bindu è il secondo capitolo di The Archive Capsule e si concentra sul periodo 2003–2012, quando alcune ricerche formali ed espressive di Laura de Santillana si consolidano, prima delle sperimentazioni tecniche avviate in Repubblica Ceca

In questo decennio, pur proseguendo la produzione dei tablets, l’artista orienta la sua ricerca verso forme arrotondate e volumetriche, spesso opache e definite da campiture cromatiche dense, legate all’interesse per forme primordiali della natura e per l’essenza delle cose.
Al centro della mostra si trovano le Montagne (2010), ispirate agli elementi della cosmogonia indiana e giapponese studiati dall’artista negli stessi anni. Nei suoi appunti ricorre il termine Syumisen — forma giapponese di Sumeru, la montagna cosmica posta al centro dell’universo — intesa come asse del mondo e punto di equilibrio tra visibile e invisibile La montagna diventa così una costante del suo immaginario: elemento verticale che collega terra e cielo, corpo e spirito, tempo e spazio.
I Bodhies (2008) — dal sanscrito bodhi, “risveglio” — assumono la forma di vasi ermetici, contenitori chiusi legati all’idea di trasformazione e di viaggio interiore. Richiamano piccoli vasi votivi presenti in antiche sepolture: spesso vuoti, ma carichi di significato, luoghi nascosti in cui è concentrata una forza latente. Nei Bodhies l’argento sotto il vetro satinato riflette la luce come se provenisse dall’interno dell’opera.
I Suns (2010), tra altre serie esposte in mostra, richiamano infine la forma simbolica e originaria dell’uovo: volumi chiusi e compatti che custodiscono un principio vitale in stato potenziale.
Le opere sono presentate insieme a riferimenti iconografici, appunti, disegni, fotografie e documenti che restituiscono la trama concreta di viaggi, collaborazioni e contesti espositivi che hanno sostenuto la ricerca dell’artista in quegli anni, intrecciando geografia interiore e percorso internazionale.